Zuppa alla valdostana | www.lacucinaitaliana.it - Montagneracconta
Vediamo alcune curiosità e come si prepara uno dei piatti tipici più amati della Val d’Aosta: la zuppa di cavolo con la fontina
Se non avete ancora assaggiato la zuppa alla valdostana (o zuppa di cavolo), state trascurando un’autentica delizia culinaria e dovete assolutamente risolvere il problema. Questa ricetta tradizionale italiana ha come ingrediente principale il cavolo verza, caratteristico della regione. E, come in tutte le preparazioni della Valle d’Aosta, la presenza imprescindibile della fontina è irrinunciabile. Questo formaggio D.O.P. è stato persino riconosciuto tra i 26 migliori al mondo nel 2016, pertanto non può essere sostituito con altri, specialmente in questa ricetta. La zuppa alla valdostana è l’ideale per le serate fredde: il suo sapore ricco e avvolgente vi conquisterà sin dal primo assaggio. Ma come si prepara questa specialità? Ecco la risposta a questa domanda.
Prima di parlare della ricetta di questa pietanza è bene scoprire diverse curiosità a riguardo. La zuppa alla valdostana, conosciuta anche come soça, rappresenta uno dei piatti più emblematici della gastronomia della Valle d’Aosta. Questo piatto, frutto della saggezza popolare e della necessità di valorizzare il pane raffermo, è diventato un simbolo culinario della regione, rinomato per il suo gusto avvolgente e sostanzioso. Questa zuppa affonda le sue radici in tempi umili, quando la cucina era un’espressione di creatività e adattamento. La Valle d’Aosta, con i suoi paesaggi montuosi e gli inverni rigidi, ha sempre richiesto piatti robusti e nutrienti. La zuppa alla Valdostana, con la sua combinazione di ingredienti semplici ma genuini, incarna perfettamente la tradizione culinaria della regione.
La ricetta di base prevede l’uso di cavolo verza, pane rustico, fontina DOP, aglio, olio, brodo di carne e, talvolta, carne. La preparazione è un autentico rituale: ecco come farla in casa seguendo la ricetta originale.
Gli ingredienti per ricreare questa ricetta sono:
500 grammi di cavolo verza
150 grammi di fontina valdostana
100 grammi di prosciutto crudo
1 litro di brodo
50 grammi di lardo
50 grammi di burro
Sugo d’arrosto
Sale
Pepe
Con la lama di un coltello riscaldata sulla fiamma, tritate delicatamente il lardo su un tagliere e poi rosolatelo a fuoco dolce in una padella ampia.
Pulite il cavolo verza, rimuovendo eventuali foglie esterne danneggiate e il torsolo, lavate accuratamente le altre foglie e fattele appassire nel lardo rosolato, aggiungendo un pizzico di sale. Continuate la cottura finché il cavolo diventa tenero e leggermente dorato.
Nel frattempo affettate il pane e mettetelo nel forno caldo o sotto il grill per qualche minuto per tostarlo; tagliate la fontina eliminando la crosta e affettatela sottilmente. Preparate la zuppa in quattro piccole casseruole individuali, preferibilmente di terracotta; disponete in ognuna una fetta di pane, conditela con un po’ di sugo d’arrosto, quindi aggiungete uno strato di foglie di cavolo verza e pepate leggermente.
Continuate aggiungendo fette di prosciutto crudo su ogni strato, quindi adagiate sopra fettine di fontina; coprite con un altro strato di pane, condite con sugo d’arrosto, e così via, alternando gli ingredienti fino a esaurimento.
Terminate coprendo ogni casseruola con fette di fontina e fiocchi di burro; versate quindi del brodo in ogni recipiente fino a coprire completamente il pane. Infornate a 160 gradi e lasciate cuocere per circa un’ora, finché si forma una crosticina dorata in superficie. Servite la zuppa ben calda.
Come molte ricette tramandate, la Zuppa alla Valdostana accoglie la creatività e l’interpretazione personale. Nel corso degli anni, le famiglie locali hanno elaborato variazioni della ricetta originale. La fontina può essere sostituita con altri formaggi a pasta filata, come la toma, mentre il brodo di carne può essere scambiato con una versione vegetale per un’opzione vegetariana. Per un tocco di gusto extra, alcuni preferiscono aggiungere dadini di pancetta dorati o aromi come la noce moscata.
La Val d’Aosta è una terra ricca di specialità culinarie che rendono questa regione una delle più interessanti sotto questo punto di vista. Ecco, quindi, quali sono le altre specialità oltre alla zuppa alla valdostana.
Una peculiarità della Valle d’Aosta riguarda la fonduta, un piatto tradizionale e delizioso a base di fontina, tipica della regione alpina che comprende la Valle d’Aosta, il Piemonte, la Savoia e la Svizzera. Tuttavia, la regione che si attribuisce la paternità di questa semplice e saporita ricetta è la Valle d’Aosta, poiché l’ingrediente principale è la fontina valdostana DOP.
Le tradizioni e le abitudini della Valle d’Aosta sono tutte da esplorare, ma quelle legate alla cucina tipica valdostana hanno un valore distintivo, incarnato appieno dalla polenta di farina gialla al forno con fette di fontina e burro fuso.
Uno dei piatti tradizionali più antichi della cultura culinaria della Valle d’Aosta, nonché un delizioso secondo piatto di carne, è incarnato da questa variante regionale delle cotolette, apprezzate in tutto il nostro Paese.
Un altro piatto incredibile e da provare assolutamente in Val d’Aosta è il civet di camoscio. Questo piatto di selvaggina da gustare con polenta o patate, nel più puro stile valdostano riesce a far innamorare tantissimi turisti che lo provano quando si recano in questa regione. Tra i vini caratteristici della Valle d’Aosta da abbinare a questo secondo piatto speciale, consigliamo il Donnas o il Torrette Superiore, serviti a 20 gradi.
La Valle d’Aosta non si limita solo a primi e secondi piatti di straordinaria intensità. Infatti, le tegole valdostane, il dolce regionale più classico, preparate con nocciole, mandorle e vaniglia e dalla caratteristica forma a disco sottile, rappresentano uno dei prodotti tipici della Valle d’Aosta.
Ogni pasto che si rispetti si conclude con un ottimo caffè, magari il più squisito e unico, da gustare in compagnia mentre si condivide la tradizionale “Coppa dell’amicizia”. Il caffè alla valdostana, arricchito con zucchero, scorza d’arancia e limone, viene bevuto dopo aver acceso il fuoco al caffè infuso e alla grappa, uno alla volta e in senso antiorario, dai diversi beccucci della coppa, in un gesto detto “à la ronde”.
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