Ippolito Chiarello

Nasce nel 1967 a Corsano (LE). Artista pugliese eclettico, che spazia dal teatro al cinema, alla musica. In questi campi si è cimentato principalmente come attore, ma ha praticato anche la strada della regia e della formazione anche in ambito di disagio sociale.

Dopo varie frequentazioni e momenti di formazione attoriale e scrittura e l’incontro con Dario Fo ha lavorato per circa dieci anni con la Compagnia Koreja di Lecce (1995-2004) per poi intraprendere una sua strada indipendente legata alla sua sigla teatrale NASCA TEATRI DI TERRA e al lavoro come scritturato o in collaborazione con altri gruppi italiani e stranieri. Il suo percorso di ricerca (spettacoli, progetti, formazione) si focalizza nel recupero della relazione pubblico-artista e ha generato la modalità del Barbonaggio Teatrale (ormai diventato vero e proprio movimento teatrale) come strumento di diffusione, distribuzione e di promozione del teatro. Nel 2014 ha fondato la Compagnia Ammirata che in forma collettiva porta il teatro e gli allestimenti anche in strada.

Ha debuttato nel 2014 con il nuovo spettacolo PSYCHO KILLER quanto mi dai se ti uccido?

Suoi spettacoli fortunati sono Oggi sposi, regia di Maria Cassi, un varietà tragicomico contemporaneo in repertorio con successo ormai da 12 anni e Fanculopensiero stanza 510 con la regia di Simona Gonella e la drammaturgia di Michele Santeramo, rappresentato in tutta Italia e nelle principali capitali europee e origine dell’esperienza del Barbonaggio Teatrale e di un lungometraggio dal titolo Ogni volta che parlo con me che firma insieme a Matteo Greco.

www.ippolitochiarello.it

PSYCHOKILLER. QUANTO MI DAI SE TI UCCIDO?

Di Ippolito Chiarello e Walter Spennato
con Ippolito Chiarello
Raffaele Casarano (sax)
Michelangelo Volpe alla tecnica e alla chitarra
regia, scene e luci Michelangelo Campanale

Uno "scherzo teatrale", per burlarsi con il sorriso della morte e per denunciare, tra le righe, la facilità dell'uomo contemporaneo a servirsi dell’assassinio per risolvere anche le piccole nevrosi quotidiane. Denunciare l’assoluta inconsapevolezza con cui ci stiamo abituando alla violenza, sempre più normale, nel mondo e nel nostro Paese, dove l’omicidio diventa “show televisivo”, business per avvocati catodici, vetrina per falsi criminologi, meta per gite dell’orrore: un Paese che vede il sangue in tv scorrere da un canale all’altro, senza soluzione di continuità. Lo spettacolo è ispirato al libro “Quanto mi dai se ti uccido?” di Walter Spennato (ed. Besa), una mitragliata di micro-storie pulp in cui spetta all’ironia il difficile compito di raccontare il nostro tempo: tra colpi di pistola e ricercate atmosfere jazz lo spettatore è chiamato a partecipare emotivamente, fino alla catarsi finale che si realizza in un “umano, troppo umano” desiderio d’amore. Impossibile rimanere indifferenti, a ritmo di jazz lo spettatore si scopre solidale, nemico e allo stesso tempo complice del protagonista, con cui condivide un immaginario ricco di citazioni cinematografiche e musicali. Uno “scherzo teatrale” che sa far riflettere anche sulla funzione del teatro oggi come ieri: celebrazione di un rito che restituisca alla collettività l’occasione di indagare insieme il proprio tempo. Una festa collettiva