Antonio Catalano

Da tempo Catalano (nato a Potenza nel 1950), dopo anni di presenza nel teatro italiano (una presenza singolare e fuori dagli schemi), teorizza e pratica l' abbandono di ogni idea di spettacolo perseguendo invece la ricerca di incontri artistici con “spett-attori” di ogni età.

Le sue performances vivono della labilità e dell'indeterminatezza di cui sono costituiti gli incontri occasionali e tendono a provocare in chi vi partecipa esperienze piene di emozione, di poesia, di meraviglia.

Ma è soprattutto con le sue incursioni in pittura e scultura, con l’uso fantastico di oggetti quotidiani o fuori uso, che egli riesce a creare strani mondi da visitare, da incontrare, attraverso ribaltamenti poetici dei materiali usati o accostamenti divertiti e divertenti.

I suoi “universi sensibili” incontrano dovunque stupore, entusiasmo. Forse per via dell'ingenuità che li governa da cui traspaiono curiosità, misteri, profondità.

Catalano infatti gioca con tutto ciò che è quotidiano, infantile, apparentemente banale. E lo rivaluta.

Il suo amore per l' infanzia è amore per un'età dello sguardo, non per l' età anagrafica in sé.

E' amore per ciò che di primordiale c'è nell'approccio. Non gli interessano le risposte, le certezze immutabili. E' affascinato dagli interrogativi.

Gli "universi sensibili" sono un cantiere sempre aperto, sempre influenzati dal fascino e dalle suggestioni di un luogo e di un momento: l’unico requisito per poterli visitare è la capacità di meravigliarsi.